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C’è chi si vanta della sua nascita,chi del suo ingegno,
La bellezza di Eva
Uscita dalla doccia,Eva Kant si avvolse in una salvietta e a piedi nudi uscì dalla stanza da bagno.Tutta quella calma le sembrava impossibile,dopo gli eventi concitati della notte precedente.Apri la portafinestra di uno dei balconi che davano sulla piccola spiaggia privata.Lo scenario frastagliato di scogli e di alberi abbarbicati su scogli quasi verticali era come al solito molto severo,ma l’aria insolitamente limpida rendeva più intensi i colori azzurro del cielo e verde della vegetazione,ingentilendo il paesaggio.
I capelli,che solitamente teneva raccolti in uno chignon,erano ancora sciolti e umidi dalla doccia.Eva disfece il nodo della salvietta e se li asciugò vigorosamente.Non si curò di coprirsi:nessuno poteva vederla.Depose la salvietta sulla spalliera di una sedia a sdraio,perchè si asciugasse al sole,e tornò in camera da letto.
Anche lui s era svegliato.
Era seduto sul letto,con la refurtiva appoggiata sulle lenzuola.Il cofanetto era aperto e la luce che filtrava dalle finestre illuminava la brillante superficie di giadeite bianca.”Ora capisco perchè lo chiamano Sole Bianco”,commentò lei,sedendoglisi accanto sul letto.
“Magnifico ,non è vero?”
“Un oggetto unico al mondo”,commentò lei.
“Tu sei l’unica al mondo”,la contraddisse Diabolik.
Gli occhi verdi di Eva parvero illuminarsi.
Diabolik-La lunga notte
romanzo di Andrea Carlo Cappi
ed.Alacran
Diabolik e Eva Kant © ASTORINA SRL
Il Tè
Japhy tirò fuori il tè,tè cinese, e ne versò un po’ in un bricco di stagno, e nel frattempo aveva attizzato il fuoco, da principio solo un piccolo falò, il sole ci scaldava ancora, e aveva infilato un lungo bastone sotto delle grosse pietre e aveva trovato il modo di appenderci il pentolino e dopo un po’ l’acqua bolliva e lui la versava fumante nel bricco di stagno e bevemmo il tè in tazzine sempre di stagno. Ero andato io a prendere l’acqua al torrente, che era fredda e pura come neve e come gli occhi del cielo dalle palpebre cristalline. Quindi, quel tè era in assoluto il più puro e dissetante che avessi mai bevuto in tutta la mia vita, ti faceva venire voglia di berne sempre di più, ti toglieva del tutto la sete e naturalmente ti gorgogliava bollente nello stomaco.
“Adesso capisci perchè gli orientali amano tanto il tè” disse Japhy. “Ricordi il libro di cui ti ho parlato in cui c’era scritto che il primo sorso è gioia, il secondo felicità, il terzo serenità, il quarto follia, il quinto estasi.”
Tratto da “I vagabondi del Dharma”, Jack Kerouac



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